7 – Salita Villanova

In 16 minuti da via Manzoni a piazza San Luigi e fino al mare

C’eravamo lasciati nel sesto percorso (quello del Moiariello) a Capodimonte, con una foto sul belvedere del Bosco, vista Capri. Per un attimo cambiamo quartiere, poi a Capodimonte ci ritorneremo. Ci spostiamo a Posillipo, pure qua c’è qualche scalinata degna di un’esplorazione: Salita Villanova, porta da metà via Manzoni (a 500 metri dal Fatebenefratelli) a metà via Posillipo (trecento metri più giù di piazza San Luigi), anzi continuando porta proprio a mare. Su via Manzoni, di fronte all’ufficio postale, imbocchiamo via San Paolo a Villanova. Dopo pochi metri si incontrano, uno di fronte all’altro, addirittura due circoli di tennis. Poiché via Manzoni corre lungo la cresta della collina di Posillipo, giocando su questi campi si gode contemporaneamente anche il panorama. Proseguiamo e tagliamo via Villanova in perpendicolare. Insieme a via del Marzano questa strada è l’alternativa verde a via Manzoni. Segue in parallelo la strada più famosa, essendo più stretta attira meno macchine e si gode più silenzio e la vista del mare. Le case sulla strada sono basse e hanno spesso anche un cortile. I palazzi più alti hanno avuto la premura di spostarsi un poco più giù, abbassarsi lungo il fianco della collina, ed evitano così di togliere alla scena troppa luce. Continuiamo, adesso inizia la vera scalinata: Salita Villanova. Da qui già sembra che non sarà una discesa facile. La vegetazione spontanea non ha molti antagonisti: edera e ortiche hanno lasciato un poco di spazio. Due o tre tavole di legno erano state messe a coprire un canale sul bordo della stradina ma adesso le hanno spostate e non stanno neanche più a fare quel poco di lavoro. Laggiù, addossato al muretto basso, si intravede anche qualcosa che non c’entra molto. Un rovo secco scende dal muro a destra, in alto. Ci avviciniamo e nell’erba c’è uno scooter che qualcuno ha perso. Dentro c’è una bottiglia, e ci chiediamo quanto sarà stato davvero felice quel brindisi. La scala diventa un poco più sgombra. Sollevo la macchina fotografica oltre il muro per vedere cosa ci sta dietro: guardo sullo schermo e vedo un pezzetto di Vesuvio, l’immancabile pino (a Napoli sembra che i due crescano sempre vicino), un capanno basso, un giardino e i palazzi di un parco privato. Riprendiamo a scendere: ora scalini non ce ne sono e si cammina a sinistra perché è la parte sgombra. Si cammina fino a un altro scooter che ha smarrito la via; e dentro ci cresce la pioggia. A terra c’è qualche pezzo di tubo e delle tegole finte di plastica. Poi finalmente un gatto, ah, ci voleva proprio un po’ di compagnia. Fotografo da lontano e aspetto di incontrarlo da vicino, e invece scompare e non so per dove, se non stesse dentro la fotografia crederei di averlo solo pensato. Riprendono gli scalini e pure spazio l’ortica e un po’ di rovi bassi. La scalinata sembra stretta solo perché le piante ne reclamano una bella parte e alla fine non so se poi possiamo davvero accampare noi un maggior diritto. Qualche ramo spezzato pende sulla scalinata. Poi, proprio un tronco ha ceduto e si è appoggiato al muro. Subito dopo la luce aumenta. Devo dire che ci voleva un poco di rincuoramento: in fondo si intravede un uomo, appoggiato al mare, sta su via Petrarca, affacciato a godersi il panorama. Sembra strano, ma siamo già qui. Con pochi gradini di raccordo usciamo un attimo sulla strada. È un salto grande in pochi scalini: dall’isolamento, l’erba alta, guarda dove metti i piedi, povero scooter “perduto” a… il solito traffico, il solito asfalto e la barca che passa. In questo momento quasi stonano, quasi non ci piace, e torniamo a immergerci nel nastro parallelo. Ci si immerge di nuovo subito profondi, in un passaggio un po’ stretto, umido, scuro, pure un poco basso: bisogna abbassare la testa per un attimo per passare in un tunnel piccolo sotto via Petrarca. Qualcuno ha pensato di dargli un poco di colore con due scritte gialle e rosse una per ogni lato. Da qui la scala scende con più fretta, ed è anche quasi del tutto sgombra. Si passa sotto un arco di canne ma non danno fastidio: danno gusto di semplice e di antico (mai viste forse prima dentro questa città, me le ricordo solo ai bordi degli sterrati nel paese dove abitavo da bambino). Dopo la terza pianta di fichi in mezzo alla scalinata, che ce la mette tutta per diventare un albero, il percorso si fa di nuovo ripido per un momento, ricompare qualche scritta sui muri, e abbiamo imparato a capire che spesso indica che il percorso sta per finire. Ah, ecco, dentro un buco nella roccia gialla passa un uomo e tre cani, e ci stanno dentro pure il marciapiedi e l’auto parcheggiata. Una scritta sul muro della grotta di tufo finalmente ci spiega che venivamo da Mordor, sopra il monte Fato. Siamo su via Posillipo: attraversiamo; sta passando piano una barca a vela. Ma oggi ancora non ci basta: basta andare a destra per pochi metri e c’è Discesa San Pietro ai due frati, scendendo da qui e con pochi gradini arriviamo fino all’acqua, davanti a degli scogli bassi. Da via Manzoni in 16 minuti fino al mare. Questa strada secondo noi meriterebbe un po’ più di cura, così com’è sembra proprio peccato.

Nota:

Anche qui c’è da fare una correzione, anche qui la situazione ha avuto begli sviluppi. Quella sopra era la situazione a dicembre 2016 poi a metà maggio 2017, proprio a causa della comparsa, sul giornale, del racconto che avete letto sopra, la scalinata, è stata perfettamente ripulita, le canne che sporgevano sono state tagliate e anche gli scooter che si erano persi hanno ritrovato la loro strada; e la scalinata era percorribile con facilità. Adesso piano piano sta ricrescendo la vegetazione spontanea, però è ancora abbastanza agevole. Andateci, andateci: più viene percorsa e più ringiovanisce.